A partire da lunedì 16 ottobre, nel mio ridente comune alle porte di Milano, pare che a ridere siamo rimasti ben pochi.

Sui 19.000 residenti si è abbattuta una calamità:

hanno introdotto il sacchetto dotato di microchip per la raccolta del residuo.

In breve, il Comune ci ha fornito di sacchetti da 40l in cui dovremo inserire tutto quanto non sia riciclabile. Ogni sacco riporta un codice corrispondente all’intestatario della TARI. A fine anno chi avrà utilizzato meno sacchetti, supponendo così abbia ben effettuato la ripartizione tra i materiali riciclabili, avrà una diminuzione della tassa rifiuti (almeno così si vocifera in municipio).

Beh, voi direte, qual è il problema? Basta smettere di utilizzare sacchetti normali per l’immondizia e sostituirli con quelli forniti dal Comune. Io la penso come voi e in famiglia abbiamo accolto la novità con un’alzata di spalle e un semplice addio ai nostri anonimi sacchetti neri.

Eppure, la gran parte dei miei concittadini non ha recepito la novità con la stessa nonchalance. Sui gruppi social si è scatenata una lotta fratricida dove i più pessimisti prevedono cumuli  e cumuli di immondizia abbandonata ai lati di ogni casa e quelli ottimisti si limitano a ipotizzare risse tra condomini come neppure dentro la casa dl Grande Fratello si son mai viste.

E perché, direte voi? Perché, “io dove lo tengo per una settimana questo maledettissimo sacchetto?”

Ed ecco la fonte di ogni male. Lo spazio che manca, o meglio lo spazio che loro credono manchi.

Sul mio balcone io ero già ben attrezzata, un bidone ad hoc per ogni materiale, e gettavo l’immondizia una volta, o meno, a settimana. Evidentemente quella parte di miei concittadini andata in panico era abituata a fare un sacchettino volante e lasciarlo nel locale immondizia condominiale ogni giorno, augurandosi almeno differenziassero.

Ora dovranno cambiare abitudini, primo trauma, ed attrezzare una parte del proprio balcone – cantina – giardino o box a stazione di riciclaggio, secondo e grande trauma.

Oggi ci sono tantissime soluzioni di stoccaggio per far fronte a questo obbligo di legge e di civiltà, che ho voluto raccogliere in una bacheca Pinterest dedicata al tema. Dal fai da te, alle soluzioni low cost, a quelle country, a quelle di design…ora la scusa “non ho lo spazio” proprio non regge più!

Nell’attesa che la situazione sul suolo comunale si calmi, colgo l’occasione per ricordarvi alcune regole base:

  • I contenitori di plastica prima di essere gettati devono essere svuotati, lavati e schiacciati;
  • Nel vetro NON vanno inseriti lampadine, neon, specchi, bicchieri di cristallo, piatti in ceramica o pirex;
  • Nella carta NON gettare quella unta, quella da forno e piatti/bicchieri di carta. Inutile dire che per risparmiare spazio occorre sempre ridurre gli imballaggi appiattendoli;
  • I medicinali scaduti NON devono essere buttati nell’indifferenziata ma negli appositi contenitori che trovate nei pressi delle farmacie. Lo stesso dicasi per le pile esaurite.

Riciclare è un dovere per ognuno di noi, farlo in maniera intelligente e senza trasformare un nostro spazio privato in una discarica priva di buon gusto è una scelta personale.