Da qualche settimana nella mia ridente cittadina, sono apparse nuove forme di non-vita a portare scompiglio:   le sgargianti biciclette gialle OFO, la piattaforma di bike sharing free floating che ha messo a disposizione dei milanesi e dei turisti oltre 4.000 mezzi a pedali.

Mi spiace dover ammettere che anche nel mio comune le biciclette hanno subito atti di vandalismo, più o meno ecclatanti: ripescate nel fiume Seveso, rapite in cortili privati, menomate di parti meccaniche, chiuse con catene e lucchetti da clienti che se ne sono appropriate, buttate a terra senza nessun riguardo.

Ieri mattina, di fronte ad una scuola, trovo una di queste biciclette gettate a terra.

Non essendo uscita di casa all’alba, sono certa di non essere stata la prima persona a passargli accanto eppure nessuno si era preso la briga di alzarla da terra. Questo mi ha ricordato la TEORIA DELLE FINESTRE ROTTE che ho studiato durante il corso da professional organizer e che voglio condividere con voi in questo post.

Si tratta di una teoria criminologica, esposta con estremo successo nel 1982, sulla capacità  del disordine urbano e del vandalismo di generare criminalità  aggiuntiva e comportamenti anti-sociali.

La teoria afferma che mantenere e controllare gli ambienti urbani reprimendo i piccoli reati, gli atti vandalici condannando la deturpazione dei luoghi e del bene pubblico, contribuisce a creare un clima di ordine e legalità  e riduce il rischio di crimini più gravi. Ad esempio l’esistenza di una finestra rotta in una casa o in una fabbrica (da cui il nome della teoria) potrebbe generare fenomeni di emulazione, portando qualcun altro a rompere un’altra finestra o il lampione nella via o a trasformare quell’area in una discarica abusiva, dando così inizio a una spirale di degrado urbano e sociale.

Successivamente, alcuni ricercatori hanno condotto una serie di esperimenti sociali per determinare se l’effetto del disordine esistente, come la presenza di rifiuti o l’imbrattamento da graffiti, portasse una crescita dell’incidenza di criminalità  aggiuntive come il furto, il degrado o altri comportamenti antisociali.

Gli scienziati scelsero diversi luoghi urbani successivamente modificati in due modi diversi ed in tempi diversi. Nella prima fase, il luogo fu mantenuto ordinato, libero da graffiti, finestre rotte, ecc. Nella seconda fase lo stesso ambiente fu trasformato in modo da farlo sembrare in preda all’incuria e carente di ogni tipo di controllo: furono rotte le finestre degli edifici, le pareti furono imbrattate con graffiti e fu accumulata sporcizia. I ricercatori controllarono nel tempo i vari luoghi urbani osservando se le persone si comportavano in modo diverso dopo che l’ambiente era stato appositamente reso disordinato.

Inutile dire che i risultati dello studio confermarono la teoria.

Conoscere questa teoria è utile a tutti perché ci spinge ad occuparci di quanto ci circonda, del bene comune per il bene comune. Quella bicicletta a terra, buttata in malo modo davanti ad una scuola superiore, per me è stato un colpo al cuore.

Eppure ci vorrebbe così poco per circondarsi di bellezza.

Io mi sono fermata, sono scesa dalla macchina e quella benedetta bicicletta l’ho alzata da terra. Avrò speso 30 secondi del mio tempo per farlo, e nessuno al mondo non ha 30 secondi da dedicare agli altri e al mondo in cui viviamo!

Ora che conosci la teoria della finestra rotta, mi prometti di non voltare gli occhi da un’altra parte se ti dovesse capitare l’occasione, con un piccolo sforzo, di migliorare la tua casa, la tua via, la tua città? Lo devi fare per te, per la tua famiglia, per i tuoi amici e persino per il vicino di casa rompiscatole…

Io ieri l’ho fatto e mi sono sentita felice. Adesso vi saluto, vado a salvare altre OFO, a presto!